Leggere tutte in una volta le genesi delle principali invenzioni aiuta a tracciare la ‘fisiologia dell’invenzione’. Sgombrando subito il campo dalla ricorrente idea che “quando ci sono i problemi la gente s’ingegna…” diciamo che occorrono tre grossi capitali per iniziare: il capitale tempo, il capitale finanziario e il capitale politico. Più nel dettaglio: l’invenzione è un cammino lungo, anni e anni in cui piccoli progressi si alternano a numerosi fallimenti, in questo periodo l’attività dell’inventare non produce reddito, quindi occorre che da qualche parte arrivino i soldi per mandare avanti il tutto. Ed infine quello che possiamo definire capitale politico: sono numericamente irrilevanti le invenzioni fatte al di fuori di contesti politico-statali di alto livello. In definitiva: avere un lampo di genio, tanta buona volontà, molto tempo a disposizione e addirittura un sacco di denaro, non basta, ci vuole soprattutto un contesto, creato da uno Stato il quale ha ben chiaro che le invenzioni sono importanti per andare avanti e sopravvivere.

Come al solito questi concetti sopra esposti non fanno parte del testo in questione, sono mie personalissime riflessioni. Il libro racconta le storie di grandi invenzioni avvenute dalla preistoria fino ai nostri giorni.

[Titolo: Breve storia delle invenzioni – Autore: Trevor Norton – Editore: Vallardi – Pagine: 270]